venerdì 23 dicembre 2011

Ve ne parlo

"> Recensione di Max Vajro (uno dei giornalisti di maggior spessore culturale de Il Mattino) deceduto, purtroppo, anche lui.



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Benedetto Croce, di ritorno da un soggiorno nella splendida villa toscana in cui il principe dei bibliofili Tammaro De Marinis conservava tesori d’ogni tempo

confidò ad un amico: “Sì, cose straordinarie, codici e incunaboli; ma mi veniva nostalgia di Pappacena”. Che era un modesto, ma intelligente e simpatico libraio di Spaccanapoli, dove il Filosofo trascorreva ore serene, tra libri meno preziosi di una Aldina o una Giuntina, ma assai cari al suo spirito…

Che vogliamo dire? Cher fra migliaia di pagine raffinate di narrativa, involute e allusive, trascendentali quanto incomprensibili, ecco vivaddio un libro di racconti che fanno sorridere, che si capiscono ad ogni riga, che si leggono e si rileggono, mentre uno che osservasse il lettore non potrebbe scorgere in lui rughe di sofferenza né corrugare di sopracciglie. Ma vedrebbe il volto spianarsi, gli angoli della bocca incresparsi: un sorriso, gioia del mondo, momento sempre più difficile della vita contemporanea. E la raccolta di novelle di Sandro Fiorenzano, dal titolo “Correva a squarciagola sotto un sole torrenziale” diventa così uno dei libri più simpatici dell’anno.

Domenico Rea, tanto nomini, ha voluto scrivergli una prefazione, che comincia come una Sacra Scrittura: “La prima dote delle novelle di Fiorenzano è quella di farsi leggere” E vi pare poco.

Napoletano, è dal 1970 che scrive racconti, sul “Corriere di Napoli” e su altri giornali, ed ha conquistato lentamente un suo pubblico, nel quale mi onoro di stare anch’io, che nel mezzo di una giornata fastidiosa vedeva la firma di Fiorenzano sotto due colonnine di piombo, e si preparava ad un momento di serenità.

Il suo racconto è subito nella sua fase più significativa, senza descrizioni, paesaggi, monologhi e pagine di tormenti psicologici, ma uno-due-tre, ovvero soggetto-predicato-complemento, insomma “il fatto”, la narrazione di uno che della vita è cronista spigliato e garbato, ironico ma non maligno, pieno di buonsenso e di comprensione. Ed alla fine di ogni racconto c’è la “chiusa” giusta, quella piccola sorpresa che secondo i canoni classici deve concludere una breve narrazione. Uno stile da “commedia all’italiana”, ma senza morbosità e senza lo sforzo intellettualistico: se il fatto c’è, se può restare a galla sulla cronaca di una giornata, ecco che Sandro Fiorenzano lo racconta in pulito, sintassi a posto, aggettivi non banali ma neppure “difficili”, e sembra di essere tornati ad una ariosa cucina all’italiana, senza grassi e senza misture.

Avesse cominciato anni prima, il nostro Fiorenzano, si fosse dedicato più alle lettere che ad altro, scaltrendosi di più ed arricchendo ancora in profondità i suoi motivi di ispirazione, sarebbe un piccolo Maupassant napoletano. Ma ci darà delle sorprese, certamente, andando avanti nel raccontare: e farà ancora del bene a chi lo leggerà: lasciandolo per una volta, dopo un libro, a bocca non amara.

Questo andava detto, perché un fatto così singolare – di un libro che si legge con piacere, subito, e lo si mette in un luogo accessibile, per rileggerlo ogni tanto, e lo si consiglia agli amici – merita che un banditore vada nelle pubbliche vie. Insomma, se io ho scritto quello che fin qui si legge, non è per fare un favore all’Autore: ma per ringraziarlo, avendomi lui reso un caro favore. Suvvia, procuratevi “Correva a squarciagola sotto un sole torrenziale” e sorriderete anche voi.





Max Vajro






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1 commenti:

Angelo azzurro ha detto...

Non avevo dubbi suoi tuoi meriti di scrittore! Auguri per il libro!!!